Studio dentistico

Cafaro & Romagnoli

  • Studio odontoiatrico

Conservativa ed endodonzia

Conservativa

Come dice il termine si tratta di una terapia che ha lo scopo di “conservare”, e quindi di mantenere i propri elementi dentali che per carie o per traumi abbiano perso sostanza.

La diagnosi si basa sulla visita, su radiografie mirate (endorali digitali a basso dosaggio), sulla transilluminazione e sull’utilizzo del Diagnodent ©, una sonda che utilizza una luce laser che sfrutta il principio della fluorescenza per individuare carie difficilmente rilevabili o per monitorare nel tempo lesioni iniziali o sospette.

Effettuata la diagnosi, la procedura più comune consiste nella otturazione del dente: si rimuove il tessuto cariato e si ricostruisce l’anatomia dell’elemento, utilizzando materiali di ultima generazione, ossia resine composite che consentono di riprodurre quanto più fedelmente possibile il colore originale. Fino ad una decina di anni fa si utilizzava anche, soprattutto per molari e premolari, l’amalgama d’argento, oggi in disuso per ovvi motivi estetici e per possibile “inquinamento” - non dimostrato scientificamente - derivante da alcune componenti.

L’estensione della perdita di sostanza e il tessuto residuo detteranno le indicazioni per ottenere un risultato stabile e duraturo, accompagnato da una corretta manutenzione per ridurre i rischi di distacco ed infiltrazione.

A volte la carie è profonda al punto tale da rendere inevitabile un trattamento endodontico (devitalizzazione). In quel caso potrà essere necessario ricostruire il dente con dei perni di sostegno in fibra di vetro o carbonio. Va ricordato che un dente devitalizzato, sia per la carie che ha reso necessario il trattamento, sia per le procedure operative, è un dente a volte estremamente fragile, e potrebbe essere prudenziale, per ridurre rischi di frattura, ricoprirlo con corone (capsule) che possono avere caratteristiche diverse (ceramica, zirconia, metallo ceramica et. etc.).

Se la carie o la frattura sono sottogengivali o intraossee si ricorre ad un piccolo intervento di plastica (allungamento di corona clinica) per esporre la parte intatta dell’elemento.

Le otturazioni possono essere eseguite anche in modalità indiretta, ossia sagomando il dente opportunamente e facendo confezionare all’odontotecnico di riferimento un “intarsio” (inlay-onlay) che potrà essere in ceramica, resina composita, zirconia o addirittura, in casi particolari ed ovviamente non in settori estetici, in lega aurea, e che verrà cementato in sede.

Certamente il nostro obiettivo è quello di non dovere effettuare terapie conservative, e questo è possibile adottando un piano integrato di prevenzione, seguendo i consigli dell’igienista e sottoponendosi a regolari visite di controllo. Può darsi che questo non basti, in soggetti particolarmente predisposti o per situazioni o patologie concomitanti (ad esempio il reflusso gastroesofageo o la bulimia con erosione da acidi, le alterazione della qualità e quantità della saliva), ma insieme sapremo individuare i presidi e le strategie più vincenti per la vostra situazione, o quantomeno intercettare i problemi in uno stadio iniziale e non avanzato.

Endodonzia

Devitalizzazione

Trattamento (devitalizzazione) e ritrattamento di elementi precedentemente curati. La devitalizzazione, come dice il termine, consiste nel rimuovere il tessuto che dà “vita” al dente, quindi la polpa dentale, costituita fondamentalmente da vasi e nervi, e comunemente chiamata “nervo”.

In effetti sono proprio le terminazioni nervose che trasportano la sensibilità dei denti, a partire dalla semplice ipersensibilità (soprattutto al freddo) per arrivare alla pulpite, dolore difficilmente sopportabile e controllabile dai farmaci. L’infiammazione causata da una carie profonda, da infezioni dei tessuti di sostegno e da traumi provoca un aumento di pressione, ed essendo il dente inestensibile, questa pressione comprime le terminazioni nervose causando il dolore.

Se il processo è irreversibile, l’unica soluzione consiste nella amputazione o nella asportazione della polpa sia a livello della corona del dente che all’interno delle radici.

L’anatomia dei denti è estremamente complessa. Al di là del numero di radici (si va normalmente da una per incisivi, canini, secondi premolari, a tre per i molari superiori, con possibili varianti in eccesso o difetto) non esiste un singolo canale all’interno di ogni radice, ma un vero e proprio “sistema” simile al delta articolato di un fiume.

La terapia consiste nella apertura di una cavità idonea per accedere alla polpa, nella sua rimozione, nella sagomatura e detersione dei canali radicolari e nella loro otturazione tridimensionale, creando il sigillo più ermetico possibile (vedi foto). Dopodiché si ricostruisce il dente e si valuta la necessità di protesizzarlo o meno, per ridurre il rischio di frattura.

In fase diagnostica, per conoscere la lunghezza dei canali, si utilizzano radiografie digitali o localizzatori elettronici di apice, mentre la sagomatura è effettuata con moderni strumenti rotanti in nichel titanio.

Un poco più complesso è il ritrattamento, ossia quando si deve intervenire di nuovo su cure precedentemente eseguite: la rimozione del vecchio materiale può essere complessa o non possibile.

In presenza di lesioni non trattabili (nella maggior parte dei casi lesioni infiammatorie dette “granulomi”) si può ricorrere alla apicectomia, piccolo intervento chirurgico per la loro asportazione e per creare un sigillo del canale radicolare coinvolto per via retrograda, oppure alla rizectomia, e quindi alla sola asportazione della radice “malata”.

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